SEO: I Social e Le Blasfemie Di Alto Profilo – Danilo Petrozzi Guest

SEO: I Social e Le Blasfemie Di Alto Profilo – Danilo Petrozzi Guest

SEO: I Social e Le Blasfemie Di Alto Profilo

SEO: I Social e Le Blasfemie Di Alto Profilo

Ho il piacere di ospitare oggi un guest post di Danilo Petrozzi, Consulente SEO presso Esperto SEO, buona lettura.

Quando determinate idee rimbalzano da blog a blog, fino a raggiungere le più alte sfere, è forse giunto il momento di parlarne con criterio. Se fino a qualche mese fa il leit-motiv dei blog mondiali era la morte della SEO, dovuto principalmente a un incremento esponenziale della depressione e ansia prestazionale post-Penguin/Panda, adesso le cose sono cambiate: quasi nessuno grida più alla morte del nostro lavoro (altrimenti, come glielo spieghi ai tuoi clienti che stai facendo un lavoro inutile?). Ma la carne è debole, e la mente lo è ancora di più: c’era da aspettarsi che i miei colleghi trovassero immediatamente il nuovo tormentone del 2013: l’importanza algoritmica dei social network.

Pare che la maggiorparte dei blog SEO e dei professionisti del web, nazionali e internazionali, la pensi in modo totalmente opposto al mio, ma non è il numero di “follower di un’idea” a garantirne la validità. Galilei ha fatto scuola.

Rand Fishkin e la “co-citation”

La questione incomincia a “serpeggiare” nei blog e nei sobborghi SEO già dopo il primo aggiornamento Penguin del 24 aprile. Molti bloggers, infatti, davano per morta la SEO tradizionale, costituita essenzialmente da link building aggressivo, a favore di un algoritmo di Google 2.0, che fosse stato più severo con le tecniche tradizionali di posizionamento e più aperto e “simpatizzante” nei confronti di nuovi strumenti del web, come i social network.

Rand Fishkin

La voce di una svalutazione dei link classici a favore di “altro“ giunge alle orecchie di Rand Fishkin, noto CEO di SEOmoz.org, che fa un video per il classico Whiteboard Friday dove enuncia l’ipotetica presenza di un fattore di ranking definito “co-citation”, una sorta di rilevazione semantica, da parte dei motori di ricerca, delle citazioni e dei riferimenti, non linkati direttamente, nei confronti di un sito, brand, persona, ecc. L’idea di Rand Fishkin, seppur plausibile, è stata argomentata con tesi e esempi concreti di scarso valore (altri grandi bloggers SEO hanno spiegato, successivamente, l’inconsistenza dei suoi esempi), ma rimane un meccanismo che, anche se probabilmente non è attivo in questo momento, potrebbero esserlo nell’immediato futuro.

L’intervista di Dixon Jones

Se il piccolo-grande outing di Fishkin non fosse bastato a far sobbalzare i cuori più fragili, il 28 gennaio del 2013 ci pensa un altro semidio della blogosfera a fare outing: Dixon Jones. Qualcuno (spero pochi) si staranno chiedendo: e questo chi è?
Dato che, a differenza di altri, non fa parte di una web agency SEO statunitense di primo piano, non si leggono molti suoi post nella SEOsfera più “mainstream”. Dixon Jones è stato definito dalla compagnia di marketing Toprank il “blogger di marketing più influente di tutta l’Inghilterra” ed è stato anche insignito del titolo “Personalità dell’anno” del 2012 agli UK Search Awards. Attualmente è il Marketing Director di MajesticSEO.com, quindi capita spesso di leggere suoi interventi nel blog aziendale.

Che cosa ha detto di così eclatante? In questa intervista concessa a WebSEOAnalytics.com, Jones mette nero su bianco dei concetti molto precisi e categorici. Prima di dare la mia visione riassumo brevemente le due idee più importanti dell’intervista:

Esordisce, rispondendo alla prima domanda, con la frase che mi ha spinto a fare questo post:

“For me, a mention from a person on Twitter is EXACTLY the same meaning as a link”

Benché, subito dopo, Jones addolcisce la pillola girando intorno al concetto di “link” inteso come “relazione”, lo statement di Jones rimane: per lui una menzione su Twitter ha LO STESSO valore (o meglio, significato) di un link.

Quando, poi, gli viene chiesto di giudicare il concetto di “co-citation” di Rand Fishkin lui risponde:

“I think a little bit of anchor text is still a good thing… just enough to give context. After that, you need several (but not hundreds) of respectable web pages citing your web page. The rest is crap.”

Jones dice che un pò di anchor text è ancora una buona cosa, solo per dare “contesto”. Dopo di questo, però, servono parecchie (ma non centinaia) citazioni (intese come citazioni testuali, grafiche, ecc senza link) da parte di pagine web. Il resto è “letame, per essere educati.

Per dare un pò di “contesto” (pare che va di moda questa parola) all’intervistato, bisogna ricordare che se Rand Fishkin, con il suo gioiellino di crawler e azienda, arriva a gestire un indice di 780 miliardi di URL (all’11 gennaio 2013), quello di MajesticSEO il 25 dicembre 2012 è di 4060 miliardi (quasi 6 volte quello di OpenSiteExplorer) e rappresenta quindi l’index più grande e “profondo”, se non contiamo i motori di ricerca, a disposizione di un tool.

Social WorldLa mia analisi sui social

In questi mesi ho constato che il mio giudizio riguardo i social network ha pochissimo seguito nella sfera SEO mentre, addirittura, ci sono colleghi italiani di alto profilo che sbeffeggiano pubblicamente chi la pensa come me.

La mia idea su questo argomento è chiara e semplice: secondo me i social network non hanno nessuna conseguenza diretta sul posizionamento organico dei siti web.

Visto che ho citato Galilei nell’intro, vorrei ribadire il concetto: il metodo scientifico, a differenza della fede religiosa, è perfetto in quanto preciso e infallibile.
Se, in ambito scientifico, qualcuno ha una tesi, è sufficiente dimostrare la tesi e confutare le antitesi, per rendere la propria universalmente accettata: è un metodo talmente equilibrato, democratico e dalla logica perfetta, che è quasi disarmante.

Se l’opinione di qualcuno è che un tweet abbia la stessa efficacia di un link, la cosa non si può risolvere con un semplice dibattito di opinione. Quando si parla di un concetto tecnico l’unica risposta che può essere data non è l’opinione, ma è il risultato concreto.

Da quello che ho potuto provare e testare personalmente, le attività sociali, qualunque esse siano, non hanno mai avuto alcuna influenza diretta sui posizionamenti dei vari siti web che gestiamo.
Come avevo già accennato in un’intervista recente, ho provato personalmente a “tirare su” 2000 likers sulla homepage di un sito che usavo per fare dei test. Il risultato è stato nullo: non si è mosso nulla né nel breve periodo né nel medio-lungo. Lo stesso tipo di test è stato fatto con Twitter e Google+ (ma anche Pinterest, per dirne uno).

Se qualche guru del mestiere pensa che i segnali social abbiano anche la minima importanza algoritmica lato SEO, che lo dimostrino! Non siamo alle scuole medie: per un genitore, il giudizio dell’insegnante è SEMPRE più autorevole rispetto a quello dell’alunno, a prescidere dalla verità.
Qui stiamo parlando di business, attività commerciali, utili e fatturati. E

Enunciare una frase del tipo “1 tweet ha lo stesso valore di un link” e non dimostrarla, è un’offesa non solo alla nostra professione in generale, che vive di tecnica e non di belle parole, ma alla mia personale intelligenza.

L’unico modo per capire le cose e utilizzarle nel modo giusto, è porsi sempre delle domande, verificare tutto in prima persona e non credere alle parole degli altri, sopratutto quando sono solo parole, e non fatti.

Anche questo stesso mio articolo, prendetelo solo per un articolo! Finito di leggerlo, dopo avermi aggiunto su Google+ (:P), dimenticatevi del mio post e andate a provare in prima persona. Se non potete prendere molti domini per fare dei test andate su WordPress.com (o Altervista, Tumblr, quello che volete), fate dei siti speculari e iniziate a fare dei test A/B, valutate i risultati e, se siete generosi, pubblicate i risultati.

Dato che sono un “credente” convinto del metodo scientifico, sarei pronto a cambiare idea in un secondo, se solo qualcuno mi portasse delle prove concrete sull’efficacia dei social network. Dato che finora ho visto solo parole e mai un grafico o un’analisi concreta, l’esperienza sul campo mi spinge a continuare con il mio metodo e a portare avanti la mia idea.

Per andare più sul tecnico, la mia visione dei “link,likes,share,+1,tweet,ecc” è questa:

Un link nofollow, che sia proveniente da Wikipedia, da un blog pr0 o da Twitter, rimane un nofollow. Dato che sono convinto della totale inutilità dei nofollow (casomai è utile solo la loro presenza in sé [ad esempio come rapporto percentuale sul totale dei link per garantire naturalità alla link building], ma non la loro qualità) credo che tutte le fonti di link nofollow siano uguali.

Acquistereste mai un link nofollow da un sito PR alto? Lo fareste? Se la vostra risposta è no, perché dovreste dare così tanto valore a altri siti (social network o meno) che pubblicano solo nofollow?

Qual’è la differenza tra un sito normale con il nofollow e un social network con il nofollow? L’unica differenza è che nel social, i contenuti sono generati dagli utenti quindi, mia personale opinione, se io fossi Google e dovessi attribuire maggiore valore a uno dei due, lo darei al primo perché almeno avrei la certezza che non è manipolato da qualcuno.

Parantesi: a quei pazzi che dicono che addirittura i nofollow siano seguiti e valutati positivamente da Google, non vado nel merito tecnico perché sarei noioso [sì, ho test veri e concreti in merito], ma voi credete veramente che Google utilizzi per i propri siti (ad esempio Google+ o Youtube) il nofollow nei link senza essere sicuro al 100% che questo sia efficace nell’impedire al rank di passare? Accendiamo il cervello per favore.
Se Google, per i suoi siti, si affida al nofollow, al rel=canonical per gli URL di Youtube, e a tanti altri strumenti che molti guru definiscono “ambigui”, è perché evidentemente, sa esattamente cosa sta facendo.

Il Futuro dei Social Network

A cosa potrebbero servire i social nel futuro

Mi piace essere preciso e, se avrete notato, ho detto che i social non hanno influenza diretta sul posizionamento dei siti. Questo perché sono convinto che i social abbiano, o avranno nell’immediato futuro, un ruolo importante in altri aspetti correlati al posizionamento organico.

Non ho particolari prove a riguardo (anche perché questo tema mi interessa fino a un certo punto) ma credo, e auspico, che il contenuto sociale, sopratutto quando diventa virale o comunque molto esteso, possa essere un ottimo “boost” per l’indicizzazione dei contenuti.
Se io fossi Google, ad esempio, piuttosto che dare valore di ranking ai contenuti sociali (che sono troppo arbitrari e manipolabili per essere affidabili) potrei utilizzare le interconnessioni sociali per “scoprire” i nuovi contenuti della rete e indicizzarli in fretta.
Twitter, ad esempio, è un ottimo strumenti per scoprire (e spero, indicizzare) nuovi articoli importanti, notizie e news in tempo reale, o altro contenuto di questo genere.

Google, se desse un’importanza di ranking organico ai social (cosa che secondo me NON sta facendo adesso), sa che la situazione degenerebbe instantaneamente: se già adesso, che la questione è molto aleatoria, esistono centinaia di siti per like sharing e simili, software per creare valanghe di account falsi sui social, ecc, vi immaginate cosa accadrebbe se tutto questo diventasse immediatamente un fattore di posizionamento?

La Negative SEO? Ve la immaginate trasportata sui social?
Riuscite a immaginare la valanga di account falsi creati solo per mettere false valutazioni sui local di Google+?

Se, come qualcuno ha detto, ci potrebbe essere un author rank applicato ai link/tweet/+1 social, vi immaginate che caos ne deriverebbe? Un mercato nero di account con più followers/amici/cerchie! Crackers che invece di bucare i siti delle università, bucherebbero profili social per mettere link a Cialis, Viagra e compagnia..

Per quanto mi riguarda, i social sono un ottimo divertimento per rimanere in contatto con gli amici e un ottimo strumento per condividere contenuti e discutere con tanti colleghi che stimo, ma non è un luogo per fare link building.

Anche se l’idea in sé può essere stimolante (sarebbe bello anche per me un web basato sulle vere interazioni delle persone) ma Google sa che, anche volendo, è inattuabile tecnicamente.

Danilo Petrozzi è un giovane SEO specialist di 21 anni che lavora presso la web agency EspertoSEO.

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SEO: I Social e Le Blasfemie Di Alto Profilo – Danilo Petrozzi Guest ultima modidfica: 2013-01-31T11:00:40+00:00 da Valerio Novelli
Categories: SEO e Indicizzazione

Commenti

  1. Pasquale Gangemi
    Pasquale Gangemi 31 gennaio, 2013, 13:18

    Come al solito, rinnovo la stima per Danilo ed Esperto SEO. Sono d’accordo al 101% su ogni singola parola presente in questo articolo! Grande!

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  2. Petrozzi Danilo
    Petrozzi Danilo 31 gennaio, 2013, 14:03

    Grazie mille caro :)

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  3. Riccardo Cruciani
    Riccardo Cruciani 31 gennaio, 2013, 14:54

    Ciao Danilo, complimenti per l’articolo. Molto chiaro e soprattutto molto lineare.
    Penso che il vero dilemma SEO nel prossimo futuro, sia quello di capire esattamente quali saranno i frutti di un posizionamento organico avvenuto in modo tradizionale.

    Fino a che ragioniamo in termini SEO, possiamo avere a disposizione tutti i metodi scientifici del mondo, ma il cambiamento che sta avvenendo non è solamente lato SEO.

    Probabilmente non è in discussione il valore del metodo scientifico SEO, ma il suo impatto futuro nel business della rete.

    Ho avuto esperienza di siti ben posizionati per buone keyword che a stento riescono a vendere i propri servizi, o ad instaurare relazioni sane con clienti e/o collaboratori.

    A prescindere o meno dalla validità di un buon metodo SEO, il valore intrinseco delle relazioni sociali (se dovutamente coltivate) probabilmente è più efficace di qualsiasi link building.

    Qui non si parla più solo di nofollow o dofollow, ma si parla anche di page-timing e bounce rate. Basta pensare al potere quasi “autoposizionante” che hanno le pagine di Google+ nell SERP.

    Il fatto è che in questo momento, tutti si stanno focalizzando sul cercare di capire come i segnali sociali possano influenzare la SEO, piuttosto che cercare di analizzare come i segnali sociali stiano influenzando la vita delle persone. Il cambiamento in corso è di tipo sociale, ma noi ci stiamo concentrando su un cambiamento di tipo tecnico.

    Forse sarà proprio questa la grande rivoluzione social. Magari mentre tutti saremo focalizzati ad analizzare l’influenza social ai fini SEO, le pagine di Google+ scaleranno la vetta delle SERP (un po ancora troppo futuristica come visione, lo ammetto).

    Staremo a vedere! ;-)

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    • Valerio Novelli
      Valerio Novelli Author 1 febbraio, 2013, 00:15

      Gran bell’intervento Riccardo, leggiamo adesso cosa ne pensa anche Danilo ;)

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    • Benedetto Motisi
      Benedetto Motisi 1 febbraio, 2013, 14:18

      L’intervento di Riccardo è spettacoloso (fanne un post, te ne prego) e credo non contraddica minimamente quello che dice lo stellissimo Danilo anzi.

      Qua il punto è, IMHO “il posizionamento organico attuato da azioni SEO è influenzato anche dai segnali sociali?”

      Allo stato attuale, con Google che ormai tende a portare avanti solo il suo ecosistema (con il vecchio accordo di Twitter qualcosa si stava vedendo ma è stato troppo breve) la risposta è no.

      La SEO è un canale, il social un altro. Sono due binari paralleli ma che se usati entrambi ti portano prima alla destinazione risultato, in ottica di Marketing.

      Poi c’è caso e caso, in cui conta di più utilizzare la SEO (metallurgia pesante, che te socializzi) e i Social (gli eventi) ma allo stato attuale sono due elementi. Se si andrà verso la fusione, vedremo, siamo nel campo delle congetture e delle sperimentazioni.

      Però giustamente Danilo ha sollevato un problema sui soliti facili entusiasmi non supportati da tesi. E ha prodotto l’ennesimo grande post. ;)

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  4. Fulvio
    Fulvio 31 gennaio, 2013, 15:16

    Come non essere d’accordo!! Grazie Danilo che riporti il tutto alla pratica. Parlare di SEO è facile. Farlo un pò meno. Il SEO vive di risultati. Inoltre forse è ora di dare il giusto valore ai social..così sopravvalutati… la stragrande maggioranza delle persone va sui social per distrarsi e rilassarsi.. pewrsonalmente, quando vedo pagine che potrebbero interessarmi, ma cxhe mi chiedono di cliccare su infiniti mi piace, lascio perdere.

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  5. Enrico Giammarco
    Enrico Giammarco 31 gennaio, 2013, 22:26

    I link social si fanno “sentire” nel brevissimo termine, grazie agli effetti virali…i link SEO hanno molto più effetto nel lungo periodo…

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