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Altroconsumo Class Action Dati Personali Facebook?

“I burattini non hanno dati personali, tu sì”. Inizia così la campagna di AltroConsumo che ha deciso di intentare una vera e propria Class Action nei confronti di Facebook, ma di cosa si tratta?

Dopo lo .scandalo di Facebook Analytica di qualche mese fa, AltroConsumo ha deciso di avviare una class action per tutelare gli utenti iscritti a Facebook affinché venga riconosciuto il valore dei loro dati.

Clicca Qui Per Aderire alla Class Action

Iscriviti subito alla Class Action, Altroconsumo richiederà per te un risarcimento di oltre 285,00 € per ogni anno di registrazione e per l’utilizzo improprio che il social network ha fatto dei tuoi dati (sono già state raccolte più di 28.000 iscrizioni in Italia e 100.000 in Europa.

Altroconsumo

Class Action Risarcimento Facebook Come Funziona?

Tutti gli utenti con un account Facebook possono aderire e la partecipazione è completamente gratuita.

Per aderire a questa Class Action infatti non bisogna essere soci Altroconsumo (per maggiori informazioni vedi anche Come diventare Socio Altroconsumo) e la partecipazione è aperta anche ai non soci.

Durante la Class Action, ovvero durante il corso di questa azione, non verranno addebitate spese legali.

Tutto quello che dovrai fare per iscriverti è inserire il tuo numero di telefono sulla pagina dedicata: riceverai una chiamata da un operatore di Altroconsumo che ti darà tutte le informazioni per iscriverti.

Riceverai in questo modo anche gli aggiornamenti sugli sviluppi di questa azione.

Per questa iniziativa sono stati pubblicati anche due hashtag che sono diventati molto popolari sui social: #mydataismine e #notyourpuppets.

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Class Action Contro Facebook

Non è una novità: già ad ottobre del 2018 Altroconsumo, una delle più importanti associazioni italiane di consumatori senza fini di lucro ha lanciato questa azione legale per contrastare l’uso improprio che la piattaforma avrebbe fatto dei dati degli utenti registrati.

Visti infatti i numerosi casi di falle di sicurezza e di perdite di dati (o informazioni fornite volutamente o non ad aziende terze), Altroconsumo ha deciso di avviare questa class action stimando l’importo del risarcimento sulla base dei danni morali arrecati ad alcune persone e dell’uso indiscriminato di dati privati.

L’unico requisito per partecipare è quello di essere maggiorenni ed avere un profilo Facebook attivo.

Non si tratta solamente di Altroconsumo: l’associazione a tutela dei consumatori ha stretto infatti una partnership con altre asociazioni di Belgio, Spagna e Portogallo.

Altroconsumo contesta a Facebook la violazione degli artt. 20, 21 e 22 del codice del Consumo: secondo quanto stabilito da questa associazione e dai suoi legali, infatti, in fase di iscrizione/attivazione di un account su Facebook è mancata una informativa chiara ed immediata circa la raccolta e l’utilizzo dei dati per finalità informative e/o commerciali dei dati ceduti.

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Cos’è Cambridge Analytica?

Il caso Cambridge Analytica è il caso di una società di consulenza britannica che combinava il data mining con l’intermediazione e l’analisi dei dati al fine di creare una comunicazione strategica volta a influenzare le persone durante la campagna elettorale.

In pratica Cambridge Analytica è riuscita a sfruttare una “falla” di Facebook andando a prelevare una quantità di dati molto importante che ha permesso di influenzare la campagna elettorale.

Cambridge Analytica è infatti una azienda specializzata proprio nel raccogliere dati dai social network: quanti mi piace mettono gli utenti, la tipologia di post sui quali gli utenti mettono mi piace, informazioni sulle condivisioni e molto altro ancora.

Andando dunque ad analizzare queste informazioni ed elaborandole con algoritmi particolari è possibile creare dei profili di ogni singolo utente tramite un approccio simile alla psicometria (il ramo della psicologia che si occupa di misurare le abilità e le caratteristiche delle persone).

Cambridge Analytica, acquisendo una serie di informazioni sempre più dettagliate è riuscita a ricreare dei profili di microtargeting comportamentale che hanno permesso all’azienda di mostrare pubblicità altamente personalizzata praticamente su ogni persona, andando in questo modo ad influenzare le scelte tramite leve di comunicazione come gusti ed emozioni personali.

Per maggiori informazioni su questo scandalo è possibile leggere l’interessantissimo e dettagliato articolo pubblicato su Ilpost.it.

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Per partecipare alla class action ti basterà cliccare sui bottoni presenti in quest’articolo!

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