SEO e Indicizzazione

SEO: Addio Google Authorship, non ha più nessun valore?

Con un annuncio pubblicato il 28 Agosto 2014 Google chiude l’”Esperimento Authorship”. John Mueller, di Google Webmaster Tools, ha annunciato con un post su Google+, di cui riportiamo l’estratto qui di seguito, che Google non mostrerà più i risultati dell’authorship sui risultati di ricerca, e i dati relativi all’utilizzo del markup rel=“author” non verranno più presi in considerazione / tracciati.

28/08/2014 – John Mueller ha condiviso inizialmente:
I’ve been involved since we first started testing authorship markup and displaying it in search results. We’ve gotten lots of useful feedback from all kinds of webmasters and users, and we’ve tweaked, updated, and honed recognition and displaying of authorship information. Unfortunately, we’ve also observed that this information isn’t as useful to our users as we’d hoped, and can even distract from those results. With this in mind, we’ve made the difficult decision to stop showing authorship in search results.

(If you’re curious — in our tests, removing authorship generally does not seem to reduce traffic to sites. Nor does it increase clicks on ads. We make these kinds of changes to improve our users’ experience.)

On a personal note, it’s been fun and interesting travelling the road of authorship with all of you. There have been weird quirks, bugs, some spam to fight, but the most rewarding thing has been (and will continue to be) interacting with webmasters themselves. We realize authorship wasn’t always easy to implement, and we greatly appreciate the effort you put into continually improving your sites for your users.  Thank you!

Going forward, we’re strongly committed to continuing and expanding our support of structured markup (such as schema.org). This markup helps all search engines better understand the content and context of pages on the web, and we’ll continue to use it to show rich snippets in search results.

It’s also worth mentioning that Search users will still see Google+ posts from friends and pages when they’re relevant to the query — both in the main results, and on the right-hand side. Today’s authorship change doesn’t impact these social features.

As always, we’ll keep expanding and improving the set of free tools we provide to make it easier for you to optimize your sites. Thank you again, and please keep the feedback coming.


Qui di seguito trovi un riassunto dell’interessante articolo pubblicato su Search Engine Land dal titolo “Goodbye Google Authorship” scritto da Mark Traphagen ed Eric Enge.

La cessazione del programma Authorship di Google arriva dopo due importanti riduzioni di importanza al mondo dell’authorship avvenute nei passati otto mesi: a dicembre 2013 google ha ridotto il numero di fotografie (almeno per il mercato americano, a seguire sono state ridotte anche sul mercato italiano) mostrate all’interno dei risultati di ricerca come snippets per le query di ricerca.

Alla fine di giugno 2014 sono state rimosse tutte le foto degli autori dalla ricerca blogale di Google, lasciando solo una linea che mostrava a chi apparteneva un determinato articolo / post pubblicato.

Inizialmente, John Mueller, in un post su Google+, ha motivato la rimozione della foto dicendo che Google si sta muovendo per unificare l’esperienza utente da desktop e mobile nella ricerca, Google inoltre non aveva notato differenze significative sul numero di click che si ottenevano fra le pagine che avevano foto degli autori e le pagine che non ne avevano.

Storia dell’Authorship di Google

Le origini dell’Authorship di Google possono farsi risalire al brevetto dell’Agent Rank risalente al 2007. Come spiegato da Bill Slawski, un esperto di brevetti Google, l’Agent Renk descriveva un sistema per collegare più contenuti con una firma digitale che rappresentasse uno o più autori (definiti “agents”).

Questa identificazione poteva così essere utilizzata per dare un punteggio agli autori basato sulla credibilità e sui segnali di “autorevolezza” che puntavano ai contenuti degli utenti, ed il punteggio poteva essere in seguito utilizzato per influenzare il ranking sui motori di ricerca.

L’Agent Rank rimase una idea teorica e senza una pratica applicazione fin quando Google non adottò gli standard di Schema.org per i dati strutturati (markup strutturati). A questo punto, nel giugno 2011, Google annunciò di voler iniziare a supportare il markup “autore”.

Google ha incoraggiato dunque i Webmaster ad iniziare ad inserire il markup all’interno dei propri siti tramite l’utilizzo del rel=”author” o del rel=”me”, che connetteva così ogni contenuti al profilo di un determinato autore.

L’ultimo tassello del puzzle poi si è avuto con la presentazione di Google+ alla fine di giugno 2011: i profili di google plus erano uno strumento ideale per collegare gli autori ai contenuti creati, e così, in un video pubblicato ad Agosto, Matt Cutts e Othar Hansson hanno dato delle spiegazioni molto chiare su come gli autori potevano collegare i contenuti con i loro profili Google+, e facendo questo era possibile mostrare una foto all’interno dei risultati di ricerca.

Nei successivi tre anni, l’Authorship ha portato molti cambiamenti nella ricerca e in più occasioni sia Matt Cutts che altri portavoce di Google hanno ripetuto il concetto di autorità degli autori di contenuti.

Perchè Google ha posto fine all’Aurhoship?

Google Authorship

Nel corso degli anni, Google ha dimostrato che niente di ciò che crea è sacro o immortale. La lista di prodotti che sono stati introdotti e poi chiusi è molto lunga, uno dei prodotti più eclatanti che è stato chiuso da Google e che sicuramente è ricordato da tutti è Google Wave.

La prima ragione dietro alla chiusura dell’Authorship di Google è sicuramente dovuta a questioni di costante impegno per la sperimentazione: ogni prodotto ed ogni modifica o innovazione nei prodotti di Google è costantemente valutata e testata. L’authorship non ha sicuramente avuto una adozione sufficiente da parte degli utenti e non ha offerto agli utenti un valore significativo.

Mostrare l’authorship all’interno dei risultati di ricerca, in breve, non dava quel ritorno di valore che ci si aspettava, e dunque, i motivi principali del fallimento di questo strumento possono riassumersi in due punti fondamentali:

  1. Scarsa adozione da parte di autori e webmaster: da studi relativi all’adozione del rel=”author” è emerso come la partecipazione è stata quasi inesistente in alcuni settori molto verticali, ed anche quando diversi siti provavano ad implementare la funzione, molto spesso questa era implementata in maniera sbagliata.Già dall’inizio del 2012 Google aveva iniziato ad attribuire automaticamente l’authorship in alcuni casi in cui il markup non era implementato correttamente o non c’erano link sull’autore del profilo, e già nel 2012 uno studio di Forbes mostrava come solo il 30% degli autori di blog mostrava questo markup all’interno del proprio sito.
  2. Scarso valore per chi cercava qualcosa. Già a giugno avanzato John Mueller aveva comunicato che la differenza di click sui risultati che avevano l’authorship era molto scarsa rispetto a quelli che non l’avevano (potremmo dire “irrilevante”.Questo ha chiaramente “shoccato” chi credeva che l’authorship aumentasse il CTR (Click-through rates) all’interno delle serp.

    E’ comunque interessante notare come le foto degli autori continuano ad apparire sui contenuti di Google Plus quando gli utenti sono loggati con il proprio profilo (ricerca personalizzta). E Mueller sembra aver dichiarato che non c’è in programma uno stop di questa tipologia di risultati.

[Fonte: Searchengineland]
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