SEO e Indicizzazione

Differenza SEO White Hat e SEO Black Hat

La differenza fra i SEO White Hat e SEO Black Hat

Prendendo spunto da un interessante articolo di Impresa Pratica.com (che a sua volta prende spunto da uno schema di Rand Fishkin) oggi voglio parlare della differenza fra il SEO White Hat ed il SEO Black Hat, e delle operazioni che ognuno di esse svolge.

Generalmente, per fare una premessa abbastanza alla lontana, un SEO che “gioca in maniera pulita” per posizionare un sito internet esegue una serie di operazioni di medio ed alto valore per posizionare il sito internet proprio o di un cliente, mentre il SEO di Black Hat, per posizionare il sito internet proprio o del suo cliente utilizza tecniche che non sono ammesse nè dai motori di ricerca, nè generalmente da chi vuole posizionare un sito internet in maniera etica.

E’ evidente anche che spesso i black hat riescono a scoprire tecniche grazie alle quali posizionare in alto i loro siti internet, a scapito di chi non usa queste tecniche. Ma cerchiamo di capire quali sono le tecniche “bianche” e confrontarle con quelle “nere”.

Un SEO bianco si occupa di ricercare le parole chiave da ottimizzare e di lavorare prima di tutto On Page, cercando di capire quali sono allo stato iniziale i punti deboli del sito, quei punti che non sono stati ottimizzati, per poi passare alla generazione di contenuti interessanti e di pagine molto ottimizzate.

Altra operazione che generalmente svolge un SEO White Hat è la riscrittura degli URL dinamici, ovvero quegli url che non presentano parole chiave ma dati incomprensibili (es. page?n=1231231231&vis).

Poi si pensa ad ottenere link da altri siti ed alla pubblicazione di comunicati stampa ed article marketing, per poi compiere una serie di ulteriori operazioni per ottimizzare il sito internet.

Dall’altro lato, il SEO Black Hat a volte entra in siti concorrenti per iniettare il codice (è una operazione chiaramente perseguibile penalmente); si occupa di iniettare link e di mascherare l’indirizzo IP o di fare Cloaking (google penalizza e molte di queste operazioni sono perseguibili anche penalmente).

Il SEO Black Hat lascia commenti automatici in blog che hanno attivato il DoFollow dei commenti, inseriscono il sito in directory a pagamento e adoperano spesso lo scambio link reciproco, per non parlare dello spam automatico su blog (quello che è stato rinominato splog).

Per concludere questa serie di operazioni poco etiche, il SEO Black Hat generalmente utilizza metodi di generazione automatica dei contenuti (magari copiando o estraendo dati da altri siti).

Se vuoi aggiungere altre informazioni o lasciare un commento, come sempre, sei il benvenuto fra le pagine di Monetizzando.com,

buon lavoro e buon posizionamento,

Valerio

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Un Commento

  1. IMHO la Link Building da AT e directory si presta a entrambe le letture, insomma dipende come si fa, così come la riscrittura delle URL è un’operazione generica di buona SEO 🙂

    Non hai parlato di SEO negativa! 😉

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