Social Media Marketing

Greenpeace Italia Contro l’Algoritmo di Facebook?

Se puoi vedere questo post, sei uno dei pochi fan di Greenpeace Italia che è stato scelto fra tanti da un misterioso algoritmo di Facebook. Come “social media editor” non posso decidere chi leggerà un post, a meno che non paghi Facebook per promuoverlo…

Insomma non discuto, ma quel che conta è che Greenpeace è trattata allo stesso modo di Shell e delle altre multinazionali del petrolio! Invece Greenpeace non ha lo stesso budget di Shell.

Greenpeace ha il sostegno delle persone reali, come te. Per questo, continua a supportarci su Facebook, CONDIVIDI le nostre battaglie e i nostri messaggi – anche questo! – e sappi che non smetteremo mai di lavorare sodo per difendere il Pianeta! La social media editor (Carlotta).

P.s. meno male che ci siete voi… siete fantastici <3!

Abbiamo deciso di riportare per intero il messaggio pubblicato alle 18.00 del 3 Dicembre 2014 sulla pagina di GreenPeace Italia per vari motivi, primo fra tutti perchè è un messaggio che fa riflettere.

E’ un messaggio scritto con consapevolezza: chi gestisce la pagina di Greenpeace Italia (Carlotta, da quello che leggiamo) sa bene che Facebook oggi mostra i post ad una percentuale ridotta di utenti, qualunque sia il contenuto della pagina, e questo messaggio viene condiviso con gli utenti, che vengono così informati di come funziona l’algoritmo di Facebook.

Da quando Facebook ha infatti spinto l’acceleratore sulla monetizzazione e sul guadagno di tutti gli utenti presenti al suo interno, tutte le aziende e le pagine vengono invitate ad investire in campagne Facebook Ads per sponsorizzare i post o per acquisire nuovi Mi Piace.

E il problema più “grave”, per gli addetti ai lavori, è proprio il fatto che, pur acquistando mi piace, si è costretti poi a pagare nuovamente per raggiungere gli utenti cui vogliamo veicolare il nostro messaggio (anche quelli che abbiamo già “acquistato sponsorizzando la nostra pagina”).

E questa è solo la prima parte del messaggio. Andando più in fondo si nota come Carlotta evidenzia la differenza fra La pagina di Shell  e delle altre multinazionali del petrolio, che hanno un budget, e le ONLUS e le Associazioni Senza Scopo di Lucro.

E così c’è chi spera che Facebook attui una modifica interna per le Onlus, con dei programmi che permettono di avere un “budget gratuito” da spendere per sponsorizzare i post, oppure che riesca a distinguere le Onlus dalle pagine commerciali e quindi mostri i post delle Onlus a tutti gli utenti che seguono quella determinata pagina e non solo ad una piccola percentuale di utenti.

C’è anche chi, in merito, ha lanciato una petizione online, tu cosa ne pensi? Dì la tua su Monetizzando.com, Comunicazione digitale.

Buon lavoro e buona comunicazione online,

Valerio

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